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La merce fotografia

Fa notare Benjamin che la pretesa della fotografia di essere considerata come un’arte è contemporanea alla sua mercificazione. D’altra parte la fotografia sembra proprio realizzare il sogni di una certa corrente artistica che voleva rappresentare il particolare realistico, il dettaglio, nella sua completezza. Ma da questo momento l’arte cerca di sfuggire al fotografico, come ci mostrano gli impressionisti. Si elude così il problema della concorrenza tra artisti e fotografi. Nel ‘900 la sfida prende una strada diversa con i surrealisti che cercano piuttosto di addomesticare artisticamente la fotografia utilizzandola come strumento, attraverso le tecniche del ritaglio, del fotomontaggio, ecc. ma è una sfida che non ha molto futuro e si esaurisce presto.

I fotografi non hanno compreso l’importanza della didascalia: “è la miccia che porta la scintilla critica al miscuglio delle immagini", dice ancora Benjamin.

La marcia trionfale delle fotografia non dipende dal fatto di essere una merce, anche il dipinto lo è, ma dal fatto che essa può offrire dei servizi all’economia della merce in generale: la dimensione della pubblicità deve tutto all’immagine fotografica e la pubblicità è il fondamento del sistema dei consumi contemporaneo. 

 

La fotografia: una ferma avanzata


La fotografia rappresenta un tentativo di fermare il processo: essa interrompe lo svolgimento temporale come se si potesse immettere nel flusso un momento di ripetizione: allo stesso modo battere il passo interrompe lo svolgimento della marcia. Tuttavia l’immagine interrompe senza interrompere nulla: il processo infatti non si sospende affatto, anzi si moltiplica, la fotografia infatti dà origine a sua volta a una nuova linea spazio-temporale in quanto cosa nel mondo, in quanto oggetto, in quanto fatto cioè intreccio di relazioni e di eventi, destinato ad una storia, ad una mutazione, ad una trasformazione ecc.. Tuttavia essa continua indefinitamente a alludere a quella interruzione. Come l’angelo di Benjamin spinto in avanti inesorabilmente dal vento ma con la testa girata verso le macerie che vede dietro di sé.
Sostiamo un attimo a osservare la celebre immagine dell’uomo che salta di Cartier-Bresson, ecco, lì egli ha colto l’attimo decisivo, irripetibile, fulmineo, e l’ha immobilizzato, esso ora da allora ininterrottamente si ripete, senza però che nulla di quel momento sia ancora qui, l’uomo è certamente morto nel frattempo, quello spazio non è più come appare. Eppure quell’attimo si ripete, in una nuova storia che non è più quella dell’uomo che salta ma è quella della immagine che Cartier-Bresson ha realizzato dell’uomo che salta. E che ora possiamo vedere in un libro, sulle pagine di una rivista, in una mostra ecc.